Arnon Grunberg
La Repubblica,
2004-09-10
2004-09-10, La Repubblica

Gstaad 95-98


Susanne Nirenstein

Il progetto, all’inizio della sua carriera letteraria (ha scritto il primo libro di successo, Lunedì blu , a 22 anni), era di scrivere "senza vergogna". Il suo universo, fin da allora, era la "farsa tragica", e su questo filone si sono mossi gli altri romanzi, tutti irriverenti, insolenti, amari, strafottenti, assurdi, ironici, Storia della mia calvizie, Comparse, Dolore fantasma.
Presente stasera al Festivaletteratura di Mantova, Arnon Grunberg alias Marek van der Jagt (con questo pseudonimo ha vinto nel 2003 il premio nazionale per l’oper prima in Olanda, così come aveva fatto pochi anni prima col suo vero nome, mandando così a monte l’impianto del prestigioso riconoscimento) stavolta, con Gstaad 95-98(Instar Libri, pagg. 280, euro 15), si spinge più in là, facendoci spesso rabbrividire, indietreggiare, agghiacciare: entra nel mondo degli "sgradevoli" come li chiama lui, gente repellente, avvezza al "peccato" senza responsabilità, alla perversione, alla solitudine per inettitudine, gente che non ha il coraggio di trovare il proprio posto e per sopravvivere recita infinite parti a spese degli altri, non affronta mai la verità, non conosce la differenza tra bene e male. Gente che possiede un pezzo di ognuno di noi, ma lo porta all’estremo limite e diventa un mostro. Sì, Arnon ci fa anche ridere a volte, come ha sempre fatto con gli altri romanzi, e questa volta costruisce anche con sapienza un terribile finale a sorpresa, una scena degna di una tragedia greca, ma a che prezzo ci mostra la sua bravura.
Il nostro protagonista si chiama François Lepeltier, vive nel nord Europa, di città in città: lo vediamo nascere con difficoltà e con un aczema vistoso dalla madre Mathilde, una cameriera di alberghi con le idee che dire confuse è dir poco. Suo padre è un avventore, un venditore di piumini: François viene concepito frettolosamente sul lavandino della camera d’albergo. Affrontare la vita con un bambino a carico non è facile: Mathilde se lo porterà in giro per le stanze a rifare letti, dormirà con lui su un materasso per terra e se qualcuno trascorrerà qualche ora con lei di notte… non importa, François aspetterà paziente in un angolo, tanto son cose che durano poco.
Mathilde ha anche il vizio di rubare piccole cose. In genere lo fa con nonchalance, ma a un certo punto sottrae la cosa sbagliata: il padrone dell’albergo la sbatte fuori, anche se prima gli fa un "servizietto" sulla scrivania dell’ufficio, non senza dirgli "ringrazia al cielo che mi limito a questo". Il bambino ha visto tutto: si convince che quello sia il male minore, che anzi quello sia il "bene", la "compassione", perché quell’uomo avrebbe potuto accoltellarla, ucciderla, chiamare la polizia… Già la confusione tra bene e male. Chi ne capisce niente, chi ha voglia di affrontarla? La vita dei Lepeltier trascorre così, tra camere d’albergo, furtarelli, notti vissute sempre più promiscuamente, anche tra di loro. I signori Ceccarelli nella pensione Sonnenhugel a Baden Baden ne fanno dei servi su tutti i piani, anche i più scabrosi. François si adegua, si adegua sempre, senza ammettere dolore, e neppure stupore, eppure è come un bambino zombi. Si finge subnormale per distrarre la gente e permettere così a Mathilde di rubare, accetta il dito del signor Ceccarelli in bocca come fosse un nocciolo, si chiude in bagno con la signora Ceccarelli e fa il suo "dovere compassionevole", si convince che l’ano sia il cuore, il bene del mondo.
Il gioco cambia, deve cambiare ogni volta perché diventa esplosivo ed è meglio fuggire. Quando sarà grande François continuerà ad adeguarsi, la notte tra le braccia della madre, il giorno a recitare, senza aver mai fatto una scuola, neppur- e quella elementare, la parte di un dentista per immigrati senza permessi e ad accettare "la pietà" e ad avere "pietà" di chi gli procura i poveri clienti. Più tardi il suo personaggio diverrà quello di un maestro di sci pieno di attenzioni "benevoli" per le sue allieve quindicenni, e infine sarà il ricercato sommelier in un grande albergo, pieno di "compassione" per le anziane clienti vedove. Ma purtroppo non solo, non solo con loro: la recita si interrompe, François incontra un personaggio vero con cui è inutile recitare, dalla finzione passerà alla realtà: ma che ne sa lui della realtà, lui è un mostro,uno per cui "niente è più orribile della vicinanza dell’altro".